Second Attempt Mizzole

Ci sono film che non sempre ci entusiasmano, sappiamo come andranno a finire fin dal primo fotogramma, i colpi di scena sono scontati e prevedibili, insomma parliamo di quella categoria di film che metteremo volentieri nel dimenticatoio!

Ma si sà che per stare in buona compagnia, ogni tanto bisogna essere disposti a scendere a compromessi, d’altronde il detto diceva “Par la compagnia se ga sposá anche on frate”!

Perciò in una stupenda giornata di fine Febbraio mi sono recato a Montorio, la zona dei laghetti della vecchia pieve è sempre stupenda ed immersa nella tranquillità, ma non oggi, oggi a far da padrone sono rumori di festa e musica, preludio dell’annuale sfilata dei carri di carnevale, orde di bambini sfilano per le strade per recarsi al punto di ritrovo, armati di coriandoli e trombette.

Appena pronti siamo subito in sella, la giornata è invitante, c’è un bellissimo sole, il cielo azzurro ed un tepore quasi primaverile, la salita si preannuncia dolce e piacevole, tra ulivi e pendii baciati dal sole… ma subito vengo smentito al grido di “andiamo di qui che c’è un taglio pedalabile”, mi ritrovo su una mulattiera che procede praticamente in linea retta sul pendio della collina.

La pendenza aumenta e la tranquilla salita che pregustavo diventa una scalata a mani nude, il tratto è breve… ma intenso, grazie a questo taglio, tutta la strada asfaltata che da Montorio porta alla località Vallarga è fatta in un batti baleno, un’altro paio di tagli e siamo subito a Pian di Castagnè.

Il tempo impiegato per risalire è relativamente breve, basti pensare che, per arrivare allo stesso punto, su strada asfaltata si percorrono poco meno di 5 km e mezzo, mentre su mulattiera sono poco più di 3 km, in ogni caso arriviamo al nuovo punto d’attacco del sentiero.

L’attacco precedente del trail era situato in una zona privata, dove il passaggio era consentito, bisognava percorrere un lungo tratto di mulattiera che ben poco aveva di interessante e che costringeva a perdere molto dislivello (= divertimento) per poi innestarsi sul percorso vero e proprio che a quel punto risultava molto corto.

Grazie al nuovo attacco del trail, il percorso si presenta subito interessante, non ci sono più spazi morti tra il primo settore ed il secondo, e questo permette di rendere il tutto più uniforme e fluido, rendendo il trail interessante fin dalle prime battute.

Indossate le protezioni, abbandoniamo l’asfalto e ci inoltriamo giù per il pendio, la pendenza è subito importante, oltrepassiamo un paio di volte la mulattiera e poi ci immergiamo nel bosco.

In questo settore, un’ottimo lavoro di consolidamento del terreno è stato fatto e permette di affrontare i tratti in contropendenza con relativa facilità, tratti che altrimenti rischierebbero di mietere molte vittime, importante sarà in futuro il lavoro di manutenzione e consolidamento di questo tratto, che se rovinato o dimenticato rischierà di diventare impraticabile e pericoloso, il trail prosegue in costa sul pendio, ma non bisogna mai dimenticare di prestare sempre la massima attenzione a dove si mettono le ruote.

Ad un tratto del trail troviamo una distesa di piattelli disintegrati, segno che siamo sotto la linea di fuoco del vecchio poligono del tiro al piattello di Castagnè, il tracciato continua, un paio di curve ancora e ci ritroviamo nel Vajo Montenigo.

Il punto in cui arriviamo è diametralmente opposto rispetto al vecchio tracciato ma, come ripeto, il nuovo tracciato è molto più interessante, a questo punto il vecchio ed il nuovo si congiungono ed il trail prosegue lungo il vajo, un paio di passaggi nuovi sono stati inseriti nel contesto e la traccia è ben visibile lungo il percorso anche grazie al passaggio di molti bikers nel corso del tempo.

Per nostra fortuna il trail è perfettamente asciutto, le rocce e le radici hanno una tenuta perfetta e non sono minimamente scivolose, se lo fossero il tracciato risulterebbe notevolmente più pericoloso ed ostico visto il suo sviluppo adagiato nel fondo del vajo.

Ci immettiamo sul Vajo Prugnolo, sempre seguendo il fondo valle e tra drop e jump disseminati qua e la arriviamo alla fine del trail, un ultimo colpo di pedali, e di reni, ci permette di affrontare la ripida salita che ci riporta alla civiltà.

Questo trail è finito, forse anche troppo presto, ma va bene cosi, la voglia di divertirsi è ancora tanta ed abbiamo ancora energia e qualche colpo da sparare, perciò togliamo le protezioni e ci prepariamo per una nuova pedalata, questa volta la nostra meta è la località di Trezzolano.

La salita è semplice, mai impervia ed anche qui in breve tempo arriviamo all’attacco del secondo trail.

Indossate ancora una volta le protezioni partiamo nuovamente, il primo tratto del trail procede tranquillo, tra curve, ripartenze e qualche colpo di pedale, il bosco sfreccia veloce in un ipnotico sali e scendi mentre il tracciato si dipana tra gli alberi.

Circa a metà del tracciato la sinfonia cambia, il trail flow lascia il posto ad un sentiero scassato e pendente, rocce affioranti e traiettorie quasi obbligate rendono questo secondo tratto molto impegnativo, sbagliare qui vorrebbe dire rifarsi il fondo schiena… se non peggio.

Dopo un lungo tratto quasi in apnea, improvvisamente si arriva alla fine del trail e si sbuca su una strada bianca, il trail è finito, è incredibile come, in uno spazio cosi breve, si possano trovare due tipologie diametralmente opposte di tracciato, il primo con un fondo quasi perfettamente liscio ed un tracciato flow, il secondo con un fondo, soprattutto nel secondo tratto, scassato e con un tracciato stretto ed incazzato.

A ruote ferme dire quale dei due trail sia il migliore è difficile ed è anche vero che dipende dai gusti di ognuno di noi, ma sicuramente le migliorie apportate ai tracciati hanno sortito l’effetto desiderato, ora i trail sono sicuramente più completi ed interessanti, sia nella parte iniziale, dove prima erano sotto le aspettative, e nella parte finale, ed insieme sono un’ottimo spunto per divertirsi e fare un po di palestra.

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