Il mio Naranch Trail

Grazie ai ragazzi di AGBA (Alto Garda Bike Area) sono tornato a girare nell’alto Garda su di un tracciato di cui tanto avevo sentito parlare ma che non avevo ancora mai fatto, ovvero il Naranch Trail.

Cosi in una giornata fantastica, col cielo blu intenso e senza una nuvola, mi sono avviato verso la Val di Gresta.

 

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La Val di Gresta è situata nella parte meridionale del Trentino, è delimitata a est dal Monte Biena, a ovest dal monte Creino, dove tra l’altro si sviluppa il Naranch Trail, ed a nord termina col passo Bordala. Questa valle differisce dalle altre valli trentine in quanto, come dice anche il nome è composta da creste di montagna che danno origine a dei terrazzamenti dove si sono sviluppati i vari centri abitati. Attualmente la valle è famosa per la coltivazione di prodotti biologici, soprattutto patate, carote, zucchine e cavoli: per questo viene chiamata “l’orto biologico del Trentino”.

Il clima è mitigato dalla vicinanza del lago di Garda che ne influenza il comportamento durante tutto l’arco dell’anno. La Val di Gresta fu dichiarata zona militarmente strategica nel maggio del 1915, a seguito dell’entrata in guerra del Regno d’Italia. La posizione della valle era estremamente importante in quanto permetteva di controllare i traffici da e per Riva del Garda e verso Rovereto. Inoltre la Val di Gresta domina la valle del Cameras, che assieme a Loppio, costituiva la linea di separazione fra i due fronti. Nella zona a Nord del lago di Garda, al margine meridionale del Trentino Alto Adige, all’inizio del primo conflitto mondiale, gli Austriaci avevano la necessitá di istituire una linea di difesa che arginasse un’eventuale avanzata verso Nord del Regio Esercito Italiano, in modo particolare che proteggesse le vie transitabili in direzione da e per Riva del Garda e Rovereto.

Tale linea venne costruita sull’altopiano della val di Gresta e le cime che la delimitano, dal Monte Biena a est verso il Monte Creino a Ovest. Qui venne costruito un sistema autonomo di presidio e difesa, creando depositi sotterranei, rifugi in caverna e trincerando l’intero complesso, sia per motivi di difesa che di collegamenti interni, che ancora a tutt’oggi sono ben visibili.


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Come dicevo il trail si sviluppa interamente sul monte Creino (1.290 m) collocato ai margini meridionali del Trentino Alto Adige, nella Val di Gresta a Nord-Est dalla sommitá del lago di Garda nel comune di Ronzo Chienis (TN) tra la valle del Sarca e la Valle dell’Adige.

Per arrivare all’attacco del trail, bisogna pedalare o farsi trasportare fino a Passo Santa Barbara (1.169 m), inizialmente si intraprende una strada bianca che segue il profilo della montagna, da qui è possibile godere di un fantastico panorama che si affaccia su vette altissime e ghiacciai perenni.


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Dopo circa una decina di minuti, il sentiero si divide ed un bel cartello indica la direzione corretta per il Naranch Trail, bisogna fare molta attenzione in quanto spesso i cartelli sono sbiaditi e le scritte pressoché illeggibili, ma la forma famigliare ed inconfondibile della segnaletica del Naranch Trail lascia pochi dubbi.

Il sentiero inizialmente è molto tranquillo, con pendenze nella norma e con fondo compatto, dopo un centinaio di metri si arriva ad uno spiazzo che inizialmente passa quasi inosservato, ma fermandosi un secondo si scoprono trincee e magazzini perfettamente mimetizzati con il terreno, antichi avamposti di una guerra per fortuna lontana ma che ha lasciato i segni del suo passaggio. Perdere qualche minuto per ammirare questo recupero storico è quasi d’obbligo e permette di godere di un panorama fantastico che si affaccia sull’alto Lago di Garda.


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Il sentiero si immerge quasi improvvisamente nel bosco, i paesaggi scompaiono e lasciano il posto al sottobosco, fitto e buio che lascia filtrare solo qualche raggio di sole, i passaggi diventano stretti tra rocce, radici ed alberi, il tracciato diventa insidioso ed i passaggi molto tecnici.

La pendenza aumenta ed il fondo si scompone in mille pietre che fanno sobbalzare la bici, la guida diventa molto attenta, i passaggi devono essere ben calcolati e concatenati per non perdere il filo del trail e non prendere linee sbagliate.


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Il trail si snoda lungo il fianco della montagna, difficile stabilire la posizione rispetto al tracciato o quanto dislivello si è coperto, il tempo si dilata, sembra che il sentiero sia infinito, curve, drop, sassi, rilanci si susseguono in un ritmo quasi ipnotico.

Improvvisamente il fondo diventa compatto, una lastra di cemento, si sbuca fuori dagli alberi ed il sole abbaglia, basta un momento per abituare la vista alla nuova luminosità e subito si rimane sbalorditi dalla location del Maso Naranch. Si sbuca in una radura pianeggiante, quasi incastonata nel fianco della montagna, le alte pareti fanno da corona al Maso che pacificamente guarda il lago.


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Impossibile non fermarsi qualche minuto per godere di questo spettacolo e riprendere il fiato guardando da questo terrazzo naturale lo spettacolo regalato dal Lago di Garda e da tutte le montagne che lo circondano. La giornata è talmente limpida che quasi si scorge Sirmione, posta all’altro lato del lago, il cielo è azzurrissimo, senza una nuvola, lo sguardo può spaziare indisturbato su tutte le vette dei monti, impossibile rimanere impassibili ad uno spettacolo del genere. Anche una visita al maso è d’obbligo, una struttura stupenda, accogliente ed invitante, obbligatorio è un buon panino con bibita per riprendere le forze e poi subito giù la maschera e si ritorna sul trail.

Subito si percorre un breve tratto di mulattiera, dopo di chè si ritorna nel sottobosco, il sentiero subito anche in questo caso è molto semplice, ma un nuovo cartello ci fa deviare dalla strada principale per ritornare sul Naranch trail.


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Le curve a gomito si susseguono, il fondo diventa tecnico ed i passaggi nuovamente impegnativi. Saltuariamente si incrociano alcune stradine che spezzano il ritmo, ma per il resto il trail è un’apnea continua di passaggi tecnici. Il tracciato prosegue, il dislivello percorso inizia a farsi sentire, il fondo pietroso mette alla prova sospensioni ed avambracci, una discesa ghiaiosa mi accompagna su un tratto di strada asfaltata. Ormai ci siamo quasi, un ultimo breve tratto e sono arrivato a Nago, la discesa è finita.


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Un tracciato stupendo, impegnativo che non molla un’attimo, che non ti permette di sbagliare ma che ti regala emozioni indescrivibili. Rimane solo una cosa da fare… caricare la bici sul carrello e rifare nuovamente tutto da capo!

Un grazie dovuto ai ragazzi di AGBA (Alto Garda Bike Area)  che con passione e dedizione si occupano della zona, nonostante le difficoltà e tutto quello che ci sta dietro, ancora una volta l’alto lago si dimostra un luogo stupendo, da scoprire ancora di più per quanto mi riguarda.

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